Ora, non metto in dubbio che l’idea di vincere tre euro e cinquanta possa costituire una leva motivazionale sufficiente a giustificare le tre ore e un quarto di durata media di una partita - per quanto la cifra sia in grado di coprire solo una minima parte dell’investimento in amfetamine che è necessario affrontare per garantire a sé stessi un livello di concetrazione idoneo all’evento e per quanto si potrebbe porre repentinamente fine a quella stucchevole pantomima svelando subito le carte vincenti - ma credo di non peccare di eccessivo senso critico quando asserisco che le regole di quel gioco le ha scritte un coglione.
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